Il fascino discreto del Night-Club

RAF MONTRASIO DA SARONNO, CLASSE 1929, HA LA MEMORIA SOLIDA COME LA SUA ESPERIENZA DI CHITARRISTA DI NIGHT-CLUB. “I PROPRIETARI AL MOMENTO DEL CONTRATTO, CHE DURAVA DA INIZIO SETTEMBRE A FINE MAGGIO, SI RACCOMANDAVANO SEMPRE CON NOI ORCHESTRALI: LASCIATE IN PACE LE BALLERINE! MA NON C’ERA VERSO: ERANO LORO, LE RAGAZZE, A VENIRCI A CERCARE, IMPOSSIBILE RESISTERE AL FASCINO DELLA PEDANA”.

 

Storie d’amore di 15 giorni, o meglio 15 notti, quelle della durata dell’ingaggio dei “numeri” del Floor Show, lo spettacolo di mezzanotte e delle 2 che  nei locali notturni interrompeva le danze. I componenti dell’orchestra, ovvero il complesso, dai 4 ai 7 elementi, erano i poteri forti dell’animazione. Sensibilità artistica mista a psicologia nel tradurre in musica i gusti degli avventori, disciplina nel rapporto col caporchestra, elasticità nell’orario di prestazione per accontentare i  tiratardi, spirito di adattamento nella convivenza non soltanto coi colleghi ma anche con camerieri ed entraineuses, discrezione con tutti costituivano il Mestiere, carta dei valori dell’orchestrale. La perizia nell’uso dello strumento era importante, ma non poteva prescindere dal resto: il night-club era un’azienda, intrattenimento leggero per i frequentatori, impegno rigoroso per gli addetti ai lavori. Flirt a parte. Era apprezzabile che il musicista piacesse al pubblico, alle mogli e alle figlie dei commendatori, pazienza se calamitava anche gli sguardi delle soubrette.
 

 

Il night-club degli anni Cinquanta era il ritrovo insostituibile della borghesia. Frequentato dai vip della finanza, della politica, dello spettacolo, con le mogli, con le fidanzate, con le compagne ufficiali. In particolare il sabato sera luogo di ricreazione famigliare con qualche brivido di trasgressione in quello spettacolo di mezzanotte in cui le calze a rete delle ballerine e l’ultimo atto dello spogliarello – con il reggiseno che cadeva lasciando in mostra i capezzoli protetti da stelline di cartone argentato – facevano la peccaminosa differenza con l’abbigliamento castigato del varietà televisivo.

 

Quella sorta di Agorà coi lustrini terminava all’una. L’orchestra continuava, con un ricambio di pubblico: nuove coppie, o mariti di ritorno dopo aver accompagnato a casa consorti e prole. Luci più soffici, canzoni più sussurrate, i bisbigli e le risate delle entraineuses, i tappi dello champagne, la sordina alla tromba, le spazzole ad accarezzare il rullante, i brani a gentile richiesta, le mance al cantante, il bourbon offerto ai musicisti. Fino alle 2, per il secondo Floor Show, più intimo ma senza sostanziali infrazioni al comune senso del pudore. Poi ancora musica, fino al saluto dell’ultimo habitué. Quindici minuti per sistemare gli strumenti nelle custodie, per cambiare d’abito, per compilare il borderò della Siae, e via nell’unica trattoria disposta a rifocillare la fauna di  quell’ora: pizze e sangria  per malavitosi  ed artisti. Così ogni sera, per tutto l’anno, da settembre a maggio in città, da giugno a fine agosto sull’Adriatico o sul Tirreno---------leggi tutto

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